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"When you are discontent, you always want more, more, more. Your desire can never be satisfied. But when you practice contentment, you can say to yourself, ‘Oh yes - I already have everything that I really need."

~Dalai Lama

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THIS is the great beauty
"Baciandoti i sorrisi."

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Si era addormentata con le labbra sulla sua schiena. Lui era cosparso di nei e lei aveva passato la notte a barciargli la via lattea che aveva sulla pelle.
Incombeva l’alba, gelida, le coperte erano ancora fredde e si erano rintanati l’uno fra le braccia dell’altro per proteggersi dal freddo e da tutto il resto. Ma la bocca di lei era estremamente calda. Come il suo respiro, che nel morso del sonno si era calmato e regolarizzato. Somigliava ai rintocchi dell’orologio, scandiva perfettamente il tempo che passava, che mai bastava se erano insieme.
Nonostante il calore, lui rabbrividiva ogni qual volta che il fiato di lei arrivava sulla sua pelle. Gli tremavano persino le ossa.
Piano, per non svegliarla, si staccò da lei, ma solo per potersi girare nel letto e guardarle il viso. Già sentiva la mancanza del suo corpo.
Quando lei dormiva il suo volto si ricopriva di pace. Quando dormiva accanto a lui le rimaneva incastrato un sorriso, appena accennato, che le addolciva i tratti e ne aumentava la bellezza.
Persino nel sonno lei sentì il freddo che il corpo di lui aveva lasciato allontanandosi, anche se di poco. Dormendo ed emettendo qualche verso di lamento si spostò per sentirlo di nuovo accanto a lei, e appena le braccia di lui si appoggiarono sulla sua vita, le si riversò nuovamente la pace su tutto il volto.
Era veramente stupenda.
Così piccola e fragile, così preziosa che lui la accarezzava con la punta delle dita, per evitare che la sua pelle bianca di spezzasse. Sembrava fatta di carta.
Era carta bianca fra le sue mani.
Gli si riempirono gli occhi di lacrime. Più la guardava e più si rendeva conto di quanto fosse dannatamente perfetta, se incastrata con lui.
Piano raggiunse con le labbra il suo orecchio, sfiorandolo appena.
“Ci penso io a te.”
Sapeva che non lo sentiva. Ma qualcosa gli diceva che le era arrivato nei polmoni, e che avrebbe respirato quelle parole per tutta la vita.
Allora lui nascose il volto nel suo collo, chiuse gli occhi, la strinse più che poteva, come se avesse paura che potesse scappare da qualche parte, e si addormentò così accanto a lei, aggrappato alla sua vita, aggrappato alla cosa più preziosa che esistesse sulla faccia della terra.
Prima di addormentarsi definitivamente pensò che con lei anche questo era far l’amore.

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Dev’essere bello essere bella.

(Fonte: wannabehereeternally)

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Io sono una persona difficile. Gli altri non se ne rendono conto.
Ma non sono difficile nel senso che ho gusti troppo particolari, o sono selettiva o cose di questo genere. Sono difficile come potrebbe esserlo la matematica. Nel senso che non la si capisce. O, cosa che succede più spesso, non la si vuole capire. Ci si convince di non essere portati e la lasciano là, la odiano alle volte, e si rifiutano anche solo di provarci.
Sono difficile in questo senso. Ho certi bisogni, certe paure, certi momenti che neanche io capisco. E nessuno ci si vuole mettere, nessuno crede che potrà mai arrivarci, nessuno ci tiene a capirli, a capirmi.
Le persone mi guardano e vedono solo che sono diversa. Che vivo di contraddizioni. Che pur essendo sempre allegra, c’è qualcosa che non va. Lo percepiscono e preferiscono rimanere ad osservare. Come se fossi un uragano, come se avessi il potere di stravolgerli e di distruggerli. Forse ce l’ho veramente questo potere, e posso capire che non entrino in azione: chi mai mi vorrebbe salvare a questo prezzo? Chi mai, per salvarmi, deciderebbe di perdere se stesso?
Li capisco. Capisco loro e non capisco me. E loro non capiscono me.
Come la matematica. Credo di aver trovato il paragone perfetto.
Però oggi una ragazza in classe con me ha detto una cosa.
“Io la odio la matematica, ma c’è da precisare che quando, per puro caso, ci arrivi, la capisci e la risolvi, beh, nulla da soddisfazioni come la matematica. Se solo le persone avessero più voglia di osservarla, capirla ed apprezzarla scoprirebbero mondi interi. Ed a ogni piccolo risultato giusto, anche la cosa più minuscola e stupida, sorrideranno. Perché la matematica è così: ti da l’occasione di arrivarci, e se tu la cogli al volo non esiste cosa più bella.”
E mi sorrise.
Mi chiedo ancora adesso di cosa stesse parlando.
Mi chiedo se ho veramente usato il paragone adeguato, fra me stessa e la matematica.
Chissà se sono anche io così.

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eccentric-disney:

wait a minute this isn’t my homework

this is tumblr

how did this happen

(via barbaravitorazzi)

"My father used to say, ‘Don’t raise your voice. Improve your argument.’"

urclit:

Jan KriwolAfterlight